TORRENIERI E DINTORNI

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 Torrenieri fu un castello situato sulla via Francigena (prima denominata via Clodia), ed oggi sulla Strada Regionale Cassia, dove interseca la via Traversa dei Monti proveniente da Sinalunga che

raggiunge Grosseto e che in parte ripercorre la vecchia via Cornelia di epoca romana, costruita su di un sentiero etrusco, che univa Arezzo con l'antica Salibornia (l'odierna Castiglione della Pescaia), via Roselle.

Non conosciamo l'origine di Torrenieri, anche c'è chi ipotizza fosse stata una mansione romana.

Di sicuro sappiamo che la zona era popolata anche prima degli Etruschi.

La prima notizia di Torrenieri è del 990 d. C., quando l'Arcivescovo di Canterbury di ritorno in patria da Roma ove era stato a prendere il Pallio dal Pontefice, vi fece la XIIIa sosta indicando la località col nome di Turreiner.

Il nome gli fu dato dai Longobardi (che nella zona, a circa 4 Km da Torrenieri, per opera del loro re Ariperto I°, vi costruirono uno dei primi monasteri del loro regno, quello di S. Donato ad Asso, in seguito nominato come San Pietro ad Asso), e non sappiamo se fu per il colore (Torre Nera) o perché di proprietà di un certo Renieri o Ranieri.

La  torre  era sul Poggio (poco sopra il luogo di raduno) e le sue fondamenta sono state ritrovate durante gli scavi per la realizzazione della cantina della Azienda Agraria Abbadia Ardenga Il Poggio. Oggi in questi locali - per secoli sede di una delle più antiche Stazioni di Posta per il cambio dei cavalli presenti in Italia - vi è  una interessante Cantina Museo.

Torrenieri nel 1208 entrò a far parte dello Stato senese.

Era una comunità con una propria autonomia amministrativa.

Nei secoli 1200 e 1300 subì molti guasti da parte di eserciti (Orvietani e Pisani) e di compagnie di ventura. Il maggior danno fu portato dagli uomini di Uguccione della Faggiola – allora al comando dell'esercito pisano, con Castruccio Castracani suo vice -, quando fece accompagnare alla propria abitazione di Arezzo la vedova del figlio morto nella battaglia di Montecatini.  Lo storico senese dell'epoca, Agnolo di Tura, scrive che questo esercito composto da 1000 fanti e 2000 cavalieri il 3 febbraio 1315 giunse ai piedi del castello di Torrenieri, ma la popolazione e gli uomini della masnada che lo Stato senese vi aveva inviato da tempo, impedirono il passaggio. Gli uomini di Uguccione, in numero tale da non temere quelli del piccolo castello, ovviamente entrarono ugualmente in Torrenieri, vi fecero strage di uomini, presero prigionieri, dettero fuoco alle abitazioni e si portarono via le donne giovani, sostandovi per giorni.

Da qui partivano per scorribande nei vicini paesi dell' Amiata, della Valdarbia, dell'alta Val d'Asso, prima di recarsi ad Arezzo. I pisani tornarono qualche anno dopo ad attaccare il piccolo castello, rinnovando le distruzioni.

La popolazione di Torrenieri, fortemente decimata, ricostruì le mura e anche le abitazioni, ma la vita

fu grama fino alla metà del 1500, tanto che subì il degrado da Comune a Comunello.

 

Attraversato il borgo, superato il quadrivio, si giunge  alla Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Maddalena Penitente, anche questa ricostruita nella seconda metà del 1500: le mura del paese con la porta verso Roma, terminavano qui. Sul lato destro della Chiesa è collocato il Monumento ai caduti delle due guerre mondiali, inaugurato il 17 agosto 1919 con un'orazione del Prof. Antonio Lombardi di Siena.

 

Subito fuori le mura vi era (e vi è anche ora) un'altra chiesa, quella di San Rocco, costruita fra il finire del 1400 e l'inizio del 1500. Quì nel 1514. fu fondata ed ebbe sede la Compagnia laicale di San Rocco, disciolta sul finire degli anni '50 del secolo scorso per confluire nella  Confraternita di Misericordia.

All'esterno della chiesetta, in posizione prossima alla strada, vi è il Monumento al Pellegrino dell'artista romana Igina Colabucci Balla, da lei donato a Torrenieri per l'anno Santo del 2000: fa pendant con il Monumento al Camminatore, presente a Finisterre lungo il Cammino di Santiago di Compostela,

 

Terminata la breve discesa, si transita davanti alla Fortezza che la Repubblica senese vi costruì nei primi anni del 1400. Aveva quattro torri e un fossato tutto intorno. Fu data la possibilità di costruire nella platea una abitazione, cosa che fecero i Ballati, famiglia di origine locale che dalla metà del 1200 avevano ottenuto la cittadinanza senese.

L' 11 novembre 1586 vi morì l'Arcivescovo di Corfù, il poeta veneziano Maffio Venier, ospite della famiglia Ballati, che fu sepolto nel Duomo di Siena per volere di Bianca Cappello dei Medici.

 

Sulla destra vi è un viale alberato che porta alla stazione FS. Gli alberi furono piantati ciascuno a ricordo dei caduti di Torrenieri nella prima guerra mondiale.

 

A pochi metri dalla Fortezza vi è il passaggio a livello della ferrovia dismessa Asciano-Monteantico e sulla sinistra si intravede la vicina stazione che fu inaugurata il 15 maggio 1865. Per ricordare questa data da  anni si tiene la Festa del Treno meglio conosciuta come "Prossima Stazione...Torrenieri" nella seconda o terza domenica di maggio.

 

Superato il passaggio a livello, sulla destra vi è l'area dove nel 1878 sorse lo Stabilimento Crocchi che in seguito divenne una delle realtà più importanti della provincia, arrivando a dar lavoro ad oltre 250 dipendenti. Cessò l'attività nel 1971 e su quell'area subentrò la fornace Sils, produttrice di laterizi speciali, ma anche questa ha cessato da anni l'attività.

 

Ci si avvicina quindi all'attraversamento del torrente Asso. Fino al compimento della bonifica dei terreni su questo torrente, deliberata dal Comune di Siena nel 1297 e rinnovata con altra dell'anno successivo, l'attraversamento di questo corso d'acqua che a Torrenieri aveva argini molto frastagliati,  avveniva tramite  quattro ponti, abbastanza vicini gli uni agli altri, che si ridussero poi a tre, finché nel 1306  vennero sostituiti da uno solo, in mattoni, costruito dai   Senesi. Nel 1641 il ponte verrà riedificato ex novo con un ampio ed elegante arco, quando D. Fedro Cinuzzi era Provveditore per le Vie e le Opere Pubbliche e l'esecuzione dei lavori fu curata principalmente da Claudio Saracini, Vice Provveditore. Sulla spalletta di sinistra vi fu posta una edicola sacra nella quale era rappresentato Sant'Antonio Abate, molto venerato a Torrenieri.

Questo ponte fu fatto saltare dalle truppe tedesche in ritirata nel giugno 1944, sostituito da un ponte provvisorio dagli alleati e ricostruito dagli stessi in muratura nell'autunno dello stesso anno.

 

Si prosegue incontrando sulla destra il Cimitero del Paese; sulla sinistra vi è la strada dei Giardini, vale la pena ricordare che nella seconda metà del 1700 questa strada  univa Torrenieri a  San Casciano dei Bagni ed  è descritta e disegnata da Belisario Bulgarini (Siena 1711-1771), che dal 1760 e fino alla sua morte fu Provveditore alle Strade del Magistrato di Biccherna.

 

Pochi metri più avanti, sulla destra vi è la strada di Triboli (dal nome dei poderi che vi si trovano). Qui la Francigena aveva un percorso alternativo; con uno spostamento ad Ovest, superato  Triboli si ricongiungeva  al percorso principale, in prossimità del ponte sul torrente Tuoma. Nel 1306 la Repubblica di Siena su questo breve percorso vi eseguì importanti lavori di manutenzione.

A Triboli vi era collocato uno dei tre luoghi di ospitalità presenti nel territorio di Torrenieri. In questa caso si trattava di una proprietà privata di Ghino Del Taglio. Gli altri due erano quello di casa Galluzzone, detto anche Ospitale Vecchio e l'altro (Hospitalis de Torraniero od Hospitalis Nuovo) fatto costruire dal Comune di Torrenieri in vista del primo Giubileo del 1300, indetto dalla Chiesa Cattolica.

A differenza di quello di Triboli, questi due luoghi di ospitalità hanno avuto una lunga vita: in quello del Galluzzone è accertato che il 30-9-1779 vi moriva per malattia Battista Boschirolo nato 46 anni prima a Villa di Caprignano in Diocesi di Crema; mentre l'altro del Paese fu chiuso con motu proprio granducale nel 1783 e i suoi beni furono inglobati nel patrimonio del S. Maria della Scala di Siena.

 

La strada in salita conduce a Bellaria, un podere che fu di proprietà dei Landi di Montalcino.

Da qui partiva un altro percorso della via Francigena alternativo a quello ufficiale. Infatti fra Torrenieri e San Quirico d'Orcia, superati i ponti sul torrente Asso, vi erano due percorsi alternativi, tutti e due riconosciuti “antichi”, ma solo il principale veniva indicato come Strata Magistra Vetus e l'altro solo come Strata Vetus. In alcuni ordinamenti, comunque, tutti e due hanno l'appellativo di via Francigena o Romea.

                La Strata Magistra Vetus  era riconosciuta come la  Francigena originale,  passava fra i Poggi di Peghi, dove la Repubblica di Siena aveva  innalzato le forche per  impiccarvi i malfattori che compivano gravissimi reati a danno di chi transitava sull'importante via di comunicazione, che  non erano solo pellegrini, ma anche Pontefici e  Regnanti con i loro seguiti, alti prelati, gli eserciti, i  mercanti, ecc.;  da qui, superato il ponte sul torrente Tuoma e l'Abbazia di Santa Maria a Tuoma, giungeva  a San Quirico d'Orcia.

                Il percorso alternativo – anche questo, come già detto, molto vecchio -  passava per Celamonti e proseguiva poi per Corsignano (l'attuale Pienza), Monticchiello, Chianciano, Sarteano, le pendici orientali del Monte di Cetona, San Casciano Bagni, per  ricongiungersi infine con il ramo maestro della Francigena nei pressi dell'attuale Ponte Gregoriano, poco prima di Acquapendente.

                Forse Giovanni Boccaccio nella IVa novella della IXa giornata del Decamerone che ha come protagonista il poeta senese Cecco Angiolieri e  come riferimento le località di Buonconvento, Torrenieri e Corsignano, avrà ambientato il racconto proprio su questo importante percorso alternativo alla via Francigena.

                Questa percorso era conosciuto anche come Strada dei Battisteri, per la presenza di sette chiese paleocristiane.

                In seguito, per abbreviarlo seppur di poco, dopo il Ponte sul torrente Tuoma, verso est,  fu aperto un nuovo tratto per Corsignano, che evitava il passaggio da Bellaria e Celamonti e che fu definito strata nova, per distinguerla dall'altra molto più antica che, come già detto, era indicata come strata vetus.

 

Dopo Bellaria la strada si dirige verso Celamonti (o Cialamonti, come era detto in antico), incontrando sulla destra il podere di Poggio al Sorbo, una bella costruzione del '700 in pietra, purtroppo deturpata da un brutto terrazzo realizzato negli anni '70.

Si arriva, quindi, a Celamonti, una bella villa oggi di proprietà della vedova Signora Turchi.

Nel passato appartenne ai Verdelli di Siena e prima dell'estinzione di questa famiglia, fu ceduta ad Enea Silvio Piccolomini d'Aragona; il 27 aprile 1574 la famiglia Piccolomini d'Aragona vendette Celamonti ai Ballati.

La località fu Comunello e in seguito Villa del territorio di Torrenieri. Nel suo territorio venne ritrovata un'ascia di bronzo, attribuita alla prima età del Ferro.

Sul giardino di sinistra vi è una vasca sulla quale fu costruita un'elegante torre per contenere una pompa eolica metallica per il sollevamento dell'acqua: i tedeschi in ritirata nel giugno 1944 la fecero saltare.

Dopo Celamonti si incontra Scannelli, un tempo nella proprietà dei Bichi Ruspoli Forteguerri di Cosona, oggi prestigioso agriturismo, e subito dopo Mirabello che appartenne alle monache di Sant'Abbundio in Siena.

 

In questo ambiente e più in particolare fra Cosona e Lucignano d'Asso, non lontano da qui, il 16 giugno 1794 vi cadde un meteorite, per fortuna senza provocare danni. L'episodio fu ben descritto dal Padre Camaldolese Ambrogio Soldani, Professore di Matematica all'Università di Siena. L'evento fu oggetto di dotte discussioni nel mondo scientifico italiano dell'epoca, ma creò tanta paura fra gli abitanti della zona. Un frammento è ancora conservato all'Accademia dei Fisiocritici di Siena.

 

Quindi si ridiscende verso l'Asso, incontrando i due poderi Citille, che appartennero ai Landi e da questi furono venduti ai De Vecchi. Oggi vi sono due prestigiose aziende vitivinicole.

Si ridiscende ancora per raggiungere il fertilissimo Piano dell'Asso e si incontra Santa Giulia, podere costruito ai primi del 1900 dai De Vecchi: anche qui oggi vi sono due pregiate aziende vitivinicole.

Vi sono ancora poderi quali il Giardino di Mezzo e il Giardinello o Giardinetto (prima dei Guglielmi e poi della Nobildonna senese Giacinta Guglielmi Azzone:  nel primo vi era una chiesetta dedicata alla Beata Maria Vergine e ai Santi Tommaso di Villanova e Domenico; in seguito passarono nella proprietà dei Bandi e quindi dei Crocchi).

Vi è, inoltre il podere Giardino della via di proprietà De Vecchi (oggi Degli Innocenti).

 

Proseguendo verso la strada provinciale si incontra lo stabilimento di apparecchi idrosanitari sella Soc. Ceramiche Senesi che occupava oltre 100 dipendenti, dismesso negli anni '90 del secolo scorso.

 

Sulla destra, fra il verde si intravede il podere Borronzoni, un vecchio podere che nel 1672 era dei Guglielmi di Siena e un secolo dopo degli Azzone. L'edificio ha una loggia che si affaccia sulla strada. Occupa una vasta superficie e conserva l'assetto originario. Una cornice a mensola corre lungo i lati più lunghi del perimetro. Ha una piccionaia sul lato sinistro e un pozzo sull'aia. Oggi è disabitato

Il Pontaccio è un gioiello autentico della Francigena.
Arrivarci non è semplice. Seguendo le indicazioni per il tracciato definito nel secolo XIII - «strata nova que tenet Tuomae versus Corsignanum», cioè la vecchia Cassia dopo Torrenieri, si prosegue per Celamonti-Cosona e si prende a sinistra la poderale che va verso il Molino del Tuoma, dove sorgeva un
tempo un piccolo spedale- La strada è buona per circa due
chilometri fino al guado, poi occorre lasciarla e proseguire a diritto per un chilometro e mezzo nel campo lungo la riva destra del Tuoma, camminando sulle crete e spesso fra i rovi.
Il Pontaccio apparirà all'improvviso, maestoso, con la sua arcata di fronte. Il torrente non passa più sotto di lui, ha cambiato tragitto e scorre un po' più in là.